L’hybrid work si sta imponendo come modello di lavoro del presente e del futuro. Lo dice chiaramente l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano quando afferma che al termine della pandemia il lavoro sarà contraddistinto da un maggiore equilibrio tra l’attività in sede e quella da remoto. Nelle grandi aziende, infatti, si prevede la possibilità di lavorare da remoto per una media di 3 giorni a settimana, contro i 2 giorni della Pubblica Amministrazione (PA).

Hybrid work, una soluzione per aziende “smart”

L’alternanza di lavoro da remoto e in ufficio – inteso come sede fisica dell’azienda – è l’essenza dell’hybrid work, che intende cogliere il meglio dei due mondi: la responsabilizzazione (empowerment), il bilanciamento vita privata/lavorativa e l’efficienza del remote working, unito ai rapporti sociali, all’engagement e al senso di appartenenza del lavoro in presenza. Sta, quindi, nascendo in questi mesi di new normal un nuovo paradigma lavorativo, in cui la work experience non ha più un legame ferreo con lo spazio in cui è sempre stata vissuta.

Il cambiamento alla base dell’hybrid work

Abilitare un hybrid work efficace presuppone un processo di profondo cambiamento a tutti i livelli aziendali. La fase più cupa dell’emergenza pandemica, quando si contavano più di 6 milioni di remote worker, ha insegnato alle imprese che non basta fornire una dotazione tecnologica adeguata a ottenere risultati in termini di produttività ed efficienza. Così facendo, nel 2020 le aziende hanno salvaguardato la continuità del business, ma difficilmente hanno ottenuto tutti i benefici dello smart working.

Oggi, concedere alle persone di “lavorare da casa” 2 o 3 giorni alla settimana senza intraprendere un’evoluzione a livello culturale, di (smart) leadership e di adeguamento dei modelli organizzativi rischia di far perdere all’impresa una porzione notevole dei benefici dell’hybrid work. Senza contare l’esigenza di rivedere la gestione del workplace, questa volta inteso come spazio fisico di lavoro. Secondo gli analisti, buona parte delle organizzazioni – almeno quelle di grandi dimensioni – ridurrà i propri spazi. È sempre più urgente sottoporre i restanti a una riprogettazione finalizzata a perfezionare l’esperienza: la sede non è più l’unico volto della work experience e deve essere disegnata per esaltare la collaborazione, la condivisione e la trasmissione dei valori e della cultura aziendale.

Ritorno in ufficio, ma con gli strumenti giusti

Il percorso evolutivo verso l’hybrid work presuppone l’implementazione di strumenti digitali in grado, ancora una volta, di perfezionare l’employee experience. Nell’ultimo anno, le imprese si sono concentrate soprattutto su produttività e collaborazione, che peraltro rappresentano le basi su cui si fonda un paradigma ibrido. Le piattaforme di collaboration e di comunicazione unificata (UCC) hanno vissuto (e stanno vivendo) un momento di gloria: i video-meeting sono diventati una costante dell’operatività quotidiana, e di sicuro non vengono meno con il ritorno in presenza.

Per realizzare un progetto di hybrid work produttivo c’è bisogno di strumenti di gestione del workplace, una categoria di software che è letteralmente esplosa con il new normal e il rientro in ufficio. Partendo dalla prenotazione delle risorse aziendali (desk, sale riunioni, posti auto), questi tool hanno esteso il loro raggio d’azione verso la gestione degli accessi, lo sviluppo delle competenze, l’engagement e anche il benessere del dipendente, un altro elemento particolarmente significativo nel contesto del lavoro ibrido.

Tutto ciò, in aggiunta alla (scontata) connessione da remoto agli strumenti di produttività quotidiana, che comporta delle riflessioni soprattutto in termini di sicurezza e protezione dei dati.

Gestendo in modo sistemico i pilastri dell’hybrid work, eventualmente in modo graduale e accompagnato da partner d’esperienza, le imprese ottengono non soltanto importanti benefici in termini di efficienza, ma attraggono e trattengono i migliori talenti, che considerano il modello di lavoro come fattore discriminante per le loro scelte.


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