Il modo di lavorare è cambiato e questa metamorfosi ha un effetto tangibile anche sugli spazi di lavoro, in particolare sulle sale riunioni.

Si parlava già da tempo di come la sala riunioni si stesse trasformando in termini dimensioni e di capienza. E se prima questa era identificata come uno spazio fisico adeguato ad ospitare un numero di persone tipicamente superiore a dieci, oggi è diventata uno spazio virtuale a cui è possibile accedere da diversi contesti e che vede gruppi di due o tre persone condividere uno stesso punto fisico d’ingresso.

L’attuale sala riunioni fisica quindi non è altro che un’estensione della sala riunioni virtuale e i partecipanti entrano spesso utilizzando uno dei loro dispositivi di lavoro, che diventa la porta d’ingresso alla riunione per un piccolo team in loco.

Nel contesto attuale, facendo attenzione al concetto del distanziamento, uno strumento per videoconferenze come Jabra Panacast -che permette inquadrature a 180 gradi e dotato di zoom intelligente- diventa abilitante per ‘sale riunioni’ con un numero contenuto di partecipanti locali, ottimizzando gli spazi e consentendo un’esperienza utente ai massimi livelli.

Jabra Panacast

 

Il dispositivo inoltre ha dimensioni talmente ridotte (è più piccolo di un mouse) che può far parte della dotazione personale, per abilitare riunioni anche nei contesti più disparati.

Jabra Panacast

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Redazione Project

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