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Data center e innovazione: sistemi iperconvergenti e storage intelligenti

Per quanto possa sembrare una forzatura, oggi siamo in grado di collegare il tema dei sistemi iperconvergenti, dello storage intelligente e, più in generale, della modernizzazione del data center alla stretta attualità, ovvero alla situazione di emergenza che stiamo vivendo e che – speriamo vivamente – sta volgendo lentamente al termine.

Dal punto di vista tecnologico, gli ultimi mesi hanno segnato il trionfo forzato dello smart working, che viste le circostanze sarebbe stato meglio chiamare remote working: molte aziende, colte evidentemente alla sprovvista, hanno acquistato e distribuito device, abilitato l’accesso ai sistemi via VPN e aumentato la banda in ingresso, oltre ad aver attivato in fretta e furia qualche servizio SaaS di collaboration per non interrompere l’operatività quotidiana.

 

Finita la tempesta, è il momento di innovare

Ora si parla di fase 2: come reagiranno le imprese alla possibilità – con ovvie limitazioni – di poter riprendere l’operatività nelle proprie sedi? A prescindere dalla soluzione che ogni organizzazione deciderà di adottare in funzione delle disposizioni governative, la certezza è che lo smart working non verrà meno e, pur potendo nuovamente ospitare persone nei propri locali, molte aziende avranno tutto l’interesse nel far tesoro dell’esperienza acquisita, magari rendendo il lavoro smart parte della propria cultura.

C’è però tutto un discorso tecnologico da fare, che ci porterà proprio ai sistemi iperconvergenti e allo storage intelligente. Per le divisioni IT, il rientro in azienda è un momento centrale per valutare le performance delle proprie infrastrutture durante un’emergenza totalmente inattesa e, soprattutto, prolungata: ci sono stati downtime? Il fatto di aver ‘improvvisato’ lo smart working e – in molti casi – l’implementazione di un modello BYOD ha causato problemi di sicurezza? È stato complesso gestire l’infrastruttura in questo periodo? Quali le criticità più comuni?

Di fronte a un quadro completo, potrebbe emergere un’esigenza di modernizzazione piuttosto pressante, anche (o soprattutto) in virtù delle fasi successive e di un modello di lavoro che sarà sempre incentrato su dinamiche smart: perché, per esempio, non progettare l’implementazione di una Virtual Desktop Infrastructure (VDI) per l’accesso remoto ai sistemi aziendali in totale e assoluta sicurezza? L’infrastruttura attuale è pronta per gestire un carico di lavoro da centinaia di persone connesse contemporaneamente?

 

Modernizzazione del data center: sistemi iperconvergenti e storage intelligente

Il rientro dopo un lungo periodo di remote working e l’esigenza di predisporre la propria infrastruttura IT a modalità di lavoro realmente smart sono dunque un’ottima occasione per modernizzala e portare innovazione utile al business. In termini pratici, modernizzare l’infrastruttura del data center vuol dire semplificarla, renderla più efficiente, performante, ridurne i costi, massimizzarne l’agilità e la scalabilità, tenendo conto del fatto che siamo ormai da anni nell’era del cloud ibrido.

A tal fine, le aziende si stanno orientando sempre di più verso i sistemi iperconvergenti, che riuniscono in una sola appliance tutti i componenti della tradizionale infrastruttura legacy a 3-tier, con l’aggiunta della virtualizzazione e di servizi dati su hardware commodity x86. I sistemi iperconvergenti adottano tutte le tecnologie più avanzate dedicandole alla massimizzazione delle performance, all’agilità e alla semplificazione dell’IT: trattandosi inoltre di manifestazioni concrete del concetto di software-defined data center, i sistemi iperconvergenti pongono il software al centro di tutto, e così possono efficacemente semplificare la governance IT facendo ricorso all’automazione. Tutto ciò si traduce in una flessibilità e scalabilità sconosciuta fino a ieri, e a cui si aggiunge un management decisamente semplificato rispetto alla classica infrastruttura legacy, che ha sempre richiesto (quanto meno, in realtà di ampie dimensioni) professionalità specifiche e complementari per ciascuno dei suoi tier.

 

Sistemi iperconvergenti SimpliVity di HPE

Volendo citare qualche soluzione concreta, potremmo senza dubbio parlare della gamma di sistemi iperconvergenti SimpliVity di HPE, che nasce per portare nel data center enterprise tutta l’agilità, la semplicità, la sicurezza e la scalabilità del cloud, aggiungendovi i benefici dell’Intelligenza Artificiale a supporto di una gestioneproattiva’ che si estende alle VM, ai dati e ai backup.

Secondo le informazioni diffuse dalla stessa HPE, i sistemi iperconvergenti SimpliVity sono responsabili di un TCO del 69% più basso rispetto all’infrastruttura IT tradizionale e dell’81% di tempo in più da dedicare a nuovi progetti anziché alla gestione del sistema stesso.

 

Infrastrutture iperconvergenti disaggregate: HPE Nimble Storage dHCI

Nell’ottica di una flessibilità e scalabilità ancora maggiore, un’alternativa estremamente interessante sono le infrastrutture iperconvergenti disaggregate come HPE Nimble Storage dHCI, che separano fisicamente i layer dello storage e dell’elaborazione pur senza perdere i benefici delle funzionalità, dell’automazione, del management unificato e dell’intelligenza dei sistemi iperconvergenti.

In questo modo, l’infrastruttura ne guadagna ulteriormente in flessibilità e scalabilità, poiché gli IT manager possono decidere di intervenire solo su un componente per assecondare le esigenze dei carichi di lavoro. Si tratta, oltretutto, di una soluzione di Intelligent Storage, ovvero una piattaforma basata su AI che ottimizza la gestione, il trasferimento e il supporto dei dati in ambienti ibridi in funzione delle esigenze dei singoli workload, nonché del miglior modello economico.

 

HPE e sistemi iperconvergenti: 2 miliardi per supportare clienti e partner

Il periodo è ottimale per ragionare sull’evoluzione del data center e farlo evolvere verso i paradigmi cloud, ma nella pratica ci sono anche degli ostacoli: stiamo vivendo un periodo di budget bloccati e di inevitabile timore nei confronti degli investimenti più importanti. Tutto ciò è comprensibile, ma va anche considerato il fatto che stare fermi non sia di sicuro la soluzione al problema, bensì al massimo un assist per i competitor più smart.

Per questo motivo HPE ha annunciato un investimento di 2 miliardi di dollari teso a supportare clienti e partner in un periodo di evidente destabilizzazione economica. Sono previste particolari soluzioni finanziarie come il pagamento differito fino a 90 giorni dopo la consegna, nonché una riduzione dei canoni per tutto il 2020, di modo tale da ridurre al minimo l’impegno finanziario immediato.

 

HPE Greenlake

Infine, un’altra possibilità, ma questa volta disponibile a prescindere dalla situazione di emergenza, è HPE Greenlake, che si sostanzia in un ricco portfolio di soluzioni IT modulari o preconfigurate basate su un innovativo modello a consumo (pay-per-use), che di fatto elimina i tradizionali e importanti investimenti iniziali tipici dei data center on-prem, permettendo alle aziende di modulare la spesa in funzione delle proprie reali esigenze. Un’opportunità da non trascurare.

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